Wrap up – Letture marzo 2020

Ben ritrovati!

Oggi vorrei portarvi qualcosa di diverso da quello che ho scritto finora su questo blog, e il mio obiettivo è di renderla un appuntamento fisso mensile, qualora ne uscisse qualcosa di interessante.

Ho intenzione quindi di parlarvi brevemente delle mie letture del mese appena trascorso (con un po’ di ritardo), introducendo ciascun libro e dandone le informazioni essenziali, tramite una sinossi e un commento di impressione generale.

Buona lettura e buon weekend!

– Mattia


Disclaimer: dovendo parlare brevemente della trama dell’intera trilogia che vedrete qui sotto, ci saranno necessariamente alcuni spoiler, che riguardano però l’inizio di ogni libro. Proseguite a vostro rischio e pericolo.

Grisha Trilogy – Leigh Bardugo

1. Shadow and Bone

Trama: ambientato a Ravka, una delle regioni del mondo dei Grisha, Alina Starkov, ragazza orfana che lavora come cartografa per il Primo Esercito, è in procinto di attraversare la Fold, ovvero una lunga distesa di tenebre che attraversa il territorio e taglia in due il regno, nella quale vi sono i volcra, creature che vivono in questa oscurità e che si nutrono della carne di coloro sono costretti a passare di lì per raggiungere l’altro lato, verso la costa. Durante questa spedizione, nella quale il gruppo di soldati viene attaccato da questi mostri, lei scopre di possedere un potere unico, che potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per l’intero regno. A partire da questo momento, si troverà catapultata in un mondo completamente nuovo e pericoloso per accrescere il suo potere, in mezzo a intrighi e rischi di ogni sorta.

Commento: come libro di apertura della saga del Grishaverse, si presenta piuttosto accattivante, grazie soprattutto all’originalità dell’ambientazione creata dall’autrice, che si basa sulla cultura e sulle tradizioni russe, come ad esempio l’importanza che viene affidata alle figure dei Santi. Interessante anche il modo di affrontare l’elemento magico, che non si presenta nella maniera tradizionale, quanto piuttosto in una commistione magico-tecnologica: i Grisha infatti non creano materia dal nulla, ma manipolano un certo elemento o materiale per poi sfruttare il loro dono, dimostrando questo espediente particolare e originale. Tanto per fare degli esempi, gli Inferni (coloro che controllano il fuoco) sfruttano un acciarino per creare le loro fiamme e i Chiamatempeste (Squallers, ovvero coloro che controllano il vento) sfruttano le correnti d’aria.

Per quanto riguarda i personaggi, Alina ricopre il ruolo del personaggio predestinato (cosa che potrebbe far storcere il naso ad alcuni), e si mostra abbastanza frequentemente come il personaggio insicuro e debole, sebbene si riprenda con il proseguire della vicenda. Il resto dei personaggi si dimostra costruito abbastanza bene.

Non ho apprezzato la dinamica tra lei e il Darkling: l’ho trovata banale e ripetitiva rispetto anche ad altre saghe fantasy di dubbio spessore per il tipo di relazione che hanno (aspetto che approfondirò nel caso dovessi scrivere una recensione a parte dedicata alla trilogia).

2. Siege and Storm

Trama: Ricercati lungo il Mare Vero e lungo le coste dopo essere scappati, Alina e Mal tentano di vivere nell’ombra, per sfuggire ai loro nemici. Ma l’Invocatrice del Sole sa di non potersi nascondere in eterno, e grazie all’aiuto di un bizzarro corsaro, tornerà sui suoi passi per aiutare il suo regno e la gente di Ravka. Mano a mano che i suoi poteri cresceranno, però, si troverà costretta a combattere con il suo lato meno umano, che la renderà sempre più simile al Darkling, allontanandola da Mal e dai suoi valori.

Commento: Questo è forse il libro più fragile della trilogia: il ritmo è piuttosto lento e scandito in maniera irregolare, con momenti di attesa tra un’azione e l’altra non calibrati sapientemente. Nonostante questo, l’ho comunque apprezzato per l’introspezione dei pensieri di Alina (sebbene purtroppo risultasse talvolta eccessiva e pedante), soprattutto per come la sua umanità le scivoli gradualmente di mano per via della sua sete di potere, derivante dalla sua natura di Grisha, e di come questa metta in pericolo se stessa e gli altri.

Un enorme punto a favore è l’introduzione del personaggio del brillante Nikolai, forse l’aspetto migliore di questo secondo volume, con la sua arguzia e la sua abilità nel cambiare personalità a seconda della situazione, rendendolo un personaggio anche piuttosto ambiguo, sotto certi aspetti.

3. Ruin and Rising

Trama: Ora che Ravka è caduta in mano al Darkling e alle sue forze, Alina è costretta a rimanere isolata nelle gallerie sotterranee per recuperare le sue forze, assieme ai suoi pochi amici e a quel che è rimasto di quello che prima era il grande Secondo Esercito. Ma il suo obiettivo è uno soltanto: trovare la fenice, ovvero l’ultimo degli amplificatori di Morozova e probabilmente l’unico modo per fermare il Darkling e l’espansione del NonMare. Ma più lei indagherà a fondo e più dovrà fare i conti con un passato che sconvolgerà completamente le sue certezze e il suo destino, trovandosi di fronte a delle scelte che potrebbero precluderle il futuro per cui ha tanto lottato.

Commento: Un libro che conclude la trilogia a mio avviso in maniera ottimale: ogni personaggio chiude il suo arco narrativo secondo uno sviluppo fluido e coerente con il percorso pregresso; il ritmo della narrazione è migliore rispetto al libro precedente e anche le vicende si susseguono con meno attrito, migliorando inoltre la descrizione delle relazioni tra i personaggi. Ho apprezzato la conclusione dell’arco narrativo di Alina, che diverge da quello che tutti si aspettavano da lei, dimostrando invece la natura di questo personaggio.

Norwegian wood – Haruki Murakami

Trama: Watanabe Tōru, protagonista della vicenda, racconta le sue memorie attraverso un lungo flashback, innescato dall’ascolto di Norwegian Wood dei Beatles durante un viaggio in aereo, tornando a quando lui era uno studente universitario e di quello che ha vissuto a partire dall’incontro con Naoko, la fidanzata del suo migliore amico, Kizuki. Attraverso i suoi ricordi, che grazie ai riferimenti storici possiamo collocare tra il 1968 e il 1970 (il periodo delle rivolte studentesche), leggiamo il suo percorso di sofferenza e crescita personale, tramite anche la vicinanza della morte, rendendosi conto che essa non sia nemica della vita, quanto piuttosto parte integrante di questa.

Commento: Murakami descrive questa sua opera come più “intima” e “personale” e in effetti si riesce a percepire chiaramente il dolore, la nostalgia e la malinconia che risiedono nelle parole che scrive. Il leitmotiv della morte e le conseguenze di questa, che si ritagliano uno spazio notevole nella narrazione, scavano nel lettore un solco sempre più profondo, e nel proseguire la lettura ci si accosta all’emotività del protagonista, sentendo spesso proprie le sue paure, le sue carenze e il suo inciampare nei continui ostacoli che la vita sembra porgli davanti, capendo però che anche questi eventi tremendi sono parte della vita stessa e, di conseguenza, inevitabili.

Una lettura che di certo lascia il segno per la sua potenza nel veicolare un senso empatico e nell’evocare queste note grige e malinconiche.

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