Recensione: Sulla mia pelle

Buonasera,

oggi vi propongo una recensione che sarebbe dovuta uscire tempo addietro: si tratta di un film che ha ricevuto diversi premi e altrettante candidature e che deriva da un evento di cronaca italiana che molto ha fatto discutere e che ancora persiste per la sua contraddittorietà, ovvero Sulla mia pelle, nel pubblicato nel 2018 e diretto da Alessio Cremonini.

Buona serata e buona lettura.

– Mattia


La vicenda ritrae i giorni antecedenti alla morte di Stefano Cucchi (interpretato da un abile Alessandro Borghi), il ragazzo romano arrestato per possesso di droga nel 2009, aggredito fisicamente durante la sua custodia e deceduto in carcere in seguito ai danni riportati, dopo giorni di agonia.

La particolarità della rappresentazione è la modalità con cui i fatti vengono esposti: non si esprime un’aperta denuncia o critica rispetto a quanto succede, affidando alla ripresa il solo compito di mostrare la ricostruzione degli avvenimenti, così come li ha vissuti Stefano, anziché fomentare l’odio e la rabbia che facilmente scaturiscono nelle persone nel conoscere queste notizie, rendendo di conseguenza tutto più fumoso e meno chiaro, in preda alla collera e alle semplificazioni di convenienza.

Sulla mia pelle (1)

Viene ritratta la negligenza e l’atteggiamento in generale omertoso delle figure che incontrano il protagonista, il quale a sua volta, deluso dalle istituzioni per quello che gli è successo, rifiuta le cure offritegli e mente sulla causa dei suoi lividi, per poi rispondere con amarezza a coloro che continuano a domandargli cosa gli sia successo se non sia davvero evidente che lo abbiano picchiato.

La famiglia di lui, allo stesso tempo, si vede negata la possibilità di poterlo vedere, a causa di ragioni burocratiche più o meno chiare, fino alla sua morte, quando viene recapitata la notizia. Il dolore dei familiari, che dicono di aver sempre creduto nella giustizia, è evidente e struggente.

Il film non parte con il presupposto di focalizzarsi unicamente sulla storia di Stefano, quanto piuttosto sulla macabra realtà presente nel nostro Paese: nel 2009 infatti sono 176 le persone morte durante la detenzione in carcere, cifra che, se contestualizzata alla situazione di teorica tutela dell’individuo che lo Stato dovrebbe garantire a prescindere dal crimine commesso, provoca un certo rammarico.

Sulla mia pelle (3)

È un prodotto che, con la sua qualità e la sua schiettezza, spinge non solo a conoscere cosa sia effettivamente successo, al di fuori dei filtri personali o esterni, ma anche a domandarsi come ci si sarebbe comportati al posto dei medici, dei poliziotti e delle altre persone che hanno avuto la possibilità di salvare il ragazzo, di cosa si sarebbe detto o fatto e, con una dose di onestà intellettuale, probabilmente molti di noi si renderebbero conto che l’atteggiamento sarebbe stato simile, se non addirittura lo stesso, perché l’omertà e la superficialità sono macchie che purtroppo ci portiamo dietro da sempre, in quanto più semplici da gestire, nascondendo e ignorando tutto ciò che può creare un disturbo o metterci a rischio. Un esame di coscienza che pende quindi sulla testa di tutti, e che comporta una reale riflessione della propria innocenza che sussiste di fatto, ma che molto probabilmente non corrisponde a un’innocenza delle idee e delle intenzioni.

Sulla mia pelle (2)

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