Recensione: L’alienista

Buongiorno a tutti!

Volevo scusarmi per la mia lunga assenza: sono tornato in Italia per qualche giorno per svolgere alcune faccende e prendermi qualche giorno di vacanza, quindi purtroppo il resto ha lasciato il tempo che ha trovato…

Oggi trovate quello che sarebbe dovuto uscire domenica scorsa, ovvero la recensione di una serie televisiva americana del 2018, l’alienista, diretto da Jakob Verbruggen e tratto dall’omonimo romanzo di Caleb Carr.

Per quanto riguarda la poesia settimanale, la pubblicherò appena possibile.

Scusatemi ancora l’assenza, buona giornata e buona lettura!

– Mattia


La vicenda si apre con un macabro evento: viene rinvenuto il cadavere di un ragazzino, i cui abiti femminili fanno capire che sia nel giro della prostituzione, orribilmente mutilato e privato degli occhi, in cima a un pontile. In seguito all’allarme della polizia, viene informato il dottor Laszlo Kreizler (Daniel Brühl), alienista e psicologo criminale noto per la sua particolare analisi dei disturbi dei pazienti.

Come viene spiegato all’inizio di ogni puntata, poiché nell’epoca in cui è ambientata la narrazione degli eventi (siamo nel 1896) si riteneva che coloro che soffrissero di malattie mentali fossero alienati dalla loro vera natura, coloro che si occupavano della cura di queste persone venivano definiti di conseguenza alienisti.

Il dottore convoca a sua volta John Moore (Luke Evans), illustratore, in modo da recarsi sul luogo del crimine, ritrarre l’accaduto e mostrarglielo.

La mattina seguente, durante una visita al commissariato, incontrano Sara Howard (Dakota Fanning), impiegata del dipartimento di polizia e segretaria di Theodore Roosevelt (Brian Geraghty), nuovo commissario della città.

Egli, nonostante le spiegazioni di Kreizler, vieta loro di accedere alle informazioni della polizia e intima di non indagare e lasciare al dipartimento il compito di risolvere il caso.

I due uomini, grazie anche all’aiuto di Sara, la quale fornisce i documenti richiesti, iniziano a investigare segretamente sulla faccenda, aiutati anche da due investigatori esperti di origine ebraica, Marcus e Lucius Isaacson. Da questo momento iniziano a trovare collegamenti con avvenimenti del passato, in una lotta contro il tempo, affinché il numero delle vittime non cresca, e contro alcuni uomini della polizia, disposti a tutto pur di impedirgli di risolvere il caso prima di loro.

Lo sviluppo dei personaggi risulta disomogeneo e a tratti superficiale, a causa della mancanza di spazio che alcuni di questi avrebbero invece meritato.

Per quanto riguarda Kreizler, viene delineato piuttosto accuratamente come il suo passato influenzi le scelte e il modo di vedere le cose del presente, così come lo sfumarsi della linea di demarcazione tra la ricerca meramente scientifica del comportamento dell’assassino e la crescente ossessività scaturita da un desiderio di connessione simbiotica con la sua mente, per poter percepire le stesse sensazioni e gli stessi impulsi. Si dimostra quindi convincente e coerente nelle sue azioni, non sempre condivisibili e proprio per questo realistiche.

Il personaggio di Sara non viene purtroppo affrontato nella sua completezza, come ad esempio quanto concerne la sua sfera familiare e personale, relegandola al ruolo di donna che combatte contro una società maschilista e che di conseguenza necessita di essere fredda e dura, senza però dare maggiore respiro alla sua interiorità e a ulteriori sfaccettature.

Lo stesso si può dire di Mr. Moore e dei due investigatori: per quanto riguarda il primo, egli viene utilizzato simbolicamente come rappresentante di quella fascia della società più abbiente che appaga i piaceri, talvolta discutibili, per poi mettere in luce il suo lato più umano e sensibile, in seguito alla scoperta di come numerosi bambini vengono sfruttati e maltrattati da chi invece dovrebbe garantire la loro sicurezza; i due giovani, in maniera simile, mostrano le difficoltà e la discriminazione che le persone di fede ebraica subivano a quei tempi, ma la loro caratterizzazione si ferma pressoché a questo punto, senza un’ulteriore particolarizzazione delle loro personalità, se non qualche lieve accenno lungo la serie. In entrambi i casi, quindi, manca quell’elemento che avrebbe donato maggiore profondità e complessità, svelando magari qualche contraddizione o tratti psicologici distintivi.

I temi affrontati sono molteplici, ma buona parte di essi viene accennata per poi essere dimenticata nello svolgimento delle puntate oppure vista solamente a livello superficiale. Siamo di fronte alla discriminazione, che qui si divide in discriminazione di sesso, religione, etnia e condizione sociale. Ognuno dei personaggi si vede costretto a osteggiare un ostacolo per una di queste ragioni, influendo sulla loro mentalità e sul modo di muoversi e di rapportarsi con gli altri.

Altro grande argomento è la perversione, che assume un ruolo fondamentale nella vicenda: è la comprensione di essa come motore dei gesti umani e di come essa risieda in ognuno di noi, in forme spesso sconosciute e latenti, pronte a scatenarsi una volta stimolate, contro l’idea di Male assoluto, come spesso l’alienista ripete.

L’ambientazione storica è riprodotta in maniera suggestiva e le atmosfere grigie e cupe rendono i momenti di suspense molto concitati, oltre a calare un velo di tenebra sullo sviluppo in generale, donando un tono di mistero e inquietudine molto apprezzabili e ben inseriti nel contesto.

Il ritmo delle puntate risulta accettabile, sebbene si abbia una disparità nella distribuzione degli eventi, con alcune puntate ricche di avvenimenti e altre invece piuttosto marginali e di contorno. Unici elementi che stonano sono la risoluzione del mistero e il finale, che risultano piuttosto frettolosi e restituiscono una sensazione di incompletezza e soddisfazione solo parziale.

Nonostante le criticità elencate qui sopra, la serie risulta comunque piacevole e costruita sapientemente, e con qualche accorgimento avrebbe saputo sicuramente distinguersi maggiormente rispetto al nutrito panorama di titoli simili presente sulle varie piattaforme di streaming, in particolare qui su Netflix. Un buon interessante, da visionare però con il giusto spirito critico.

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