Recensione: SKAM Italia (stagione 2)

Buonasera e buona domenica!

Con l’imminente uscita della terza stagione, mi sembrava giusto, dopo qualche tempo, pubblicare la seconda parte della recensione della versione italiana della serie che sta conquistando i giovani, e quindi eccoci qui.

Vi auguro una buona serata e una lettura piacevole.

– Mattia


L’ordine di SKAM Italia rispetto alla versione originale (quella norvegese) risulta differente: abbiamo infatti nel nostro caso un’inversione tra la seconda e la terza stagione. Di conseguenza, il focus è su Martino, personaggio che abbiamo conosciuto già nella prima parte della recensione, ma del quale credo sia giusto ricordare il suo background in questa serie.

Stretto amico di Eva e Giovanni, verso la fine della prima stagione vediamo il rapporto tra lui e la ragazza incrinarsi, in seguito ad alcune vicissitudini che, per evitare spoiler, non menzionerò.

La narrazione riprende le ambientazioni romane che ormai risultano familiari: la scuola, feste a casa di amici, paesaggi della città e dei dintorni.

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Un primo sviluppo si ha nel momento in cui Eva e il suo gruppo di amiche decidono di inaugurare una rubrica radiofonica scolastica, al quale Martino si vede costretto a partecipare, sotto ricatto di Sana, che ha trovato un pacchetto di erba che lui aveva nascosto durante il compleanno di Federica e che ha deciso di sfruttare per costringerlo a collaborare. Conosce così Niccolò, ragazzo che aveva visto per la prima volta davanti al cancello della scuola, anche lui presente durante la prima riunione del gruppo radiofonico, per il quale inizierà a nutrire un interesse, che sfocerà in sentimento amoroso.

Come scritto nel paragrafo precedente, il tema principale di questa stagione è l’elaborazione dell’omosessualità del protagonista e come questa influisce sulla vita sua e di coloro che gli stanno vicino. È infatti possibile notare come i comportamenti del ragazzo varino lungo i vari episodi a seconda del suo stato d’animo, reso instabile a causa della repressione dei suoi sentimenti e della sua identità.

Martino appare come un ragazzo apparentemente socievole: ride e si diverte spesso con gli amici, esce e si comporta in maniera tipicamente adolescenziale, mimando i gesti dei suoi compagni. Si riesce però a leggere chiaramente sul suo volto, nei suoi momenti di distacco e solitudine, un velo di tristezza, di pesantezza e di sconforto, dettato dal camuffamento del suo vero sé. La sua stessa incapacità di accettarsi lo limita nella sua quotidianità e fa sì che abbia talvolta delle reazioni piuttosto insolite, nervose e scontrose. Sfoga la sua insoddisfazione sull’ambiente che lo circonda, finendo con il ferire chi gli vuole bene, come si può vedere nella fase inoltrata della stagione. La situazione familiare, tra l’altro, dove la madre, lasciata dal marito e lasciatasi andare allo sconforto e all’inazione, acuisce ancora di più questo problema.

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La sua evoluzione psicologica è apprezzabile per la sua verosimiglianza: l’accettazione di questo suo lato così delicato della sua interiorità attraversa tutte quelle fasi che gran parte dei giovani che si trovano nella stessa situazione tendono a vivere: viene esposto il dubbio, il diniego iniziale, la rabbia e la paura di come potrebbero reagire coloro che ci stanno a cuore, e tutto questo viene reso molto bene grazie a Federico Cesari, che si immedesima molto bene nel personaggio che interpreta.

Una scelta stilistica che forse può essere invece discussa è la reazione al suo coming out: non si ha infatti nessuna effettiva reazione negativa forte o ben sviluppata, come invece si avrebbe probabilmente in diverse delle realtà che si vivono qui in Italia, dove questo elemento non è ancora completamente accettato e assorbito dalla società. Si è deciso di addolcire questo aspetto, come si può leggere nell’intervista di Giulio Zucchini fatta a Ludovico Bessegato per l’Esquire (vi lascio il link per raggiungere l’intervista alla fine dell’articolo), per “raccontare la storia di un adolescente che scopre la propria omosessualità […] fuori dagli schemi narrativi fatti di violenza, dolore e sofferenza con i quali si raccontano solitamente queste storie [….]”.

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Il sentimento che cresce tra Niccolò e Martino introduce anche il tema dell’amore in relazione alla dualismo della malattia, che mina il rapporto e lo destabilizza, confondendo e facendo soffrire, ma che allo stesso tempo può diventare, qualora affrontata, elemento di forte unione.

La musica accompagna le scene più importanti, a mio avviso in maniera ancora più fluida e azzeccata della prima stagione, e visivamente le scene si presentano piacevoli e più di una volta studiate a seconda della componente emotiva che s’intende trasmettere allo spettatore.

In sintesi, una seconda stagione che ha sicuramente migliorato ulteriormente il prodotto complessivo e che tratta un tema spinoso con lucidità e realismo, nonostante le semplificazioni citate nei paragrafi precedenti. Consiglio la visione a tutti coloro che abbiano il desiderio di vedere senza veli una fetta di vita adolescenziale italiana e il mondo del non-detto dei ragazzi di oggi.

(link per intervista di Giulio Zucchini: https://www.esquire.com/it/cultura/tv/a23641410/skam-italia-seconda-stagione/ )

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