Recensione: La fila

Buona domenica,

per la recensione di questa settimana vi propongo un libro appartenente al genere distopico, La fila, dell’autrice egiziana Basma Abdel Aziz edito da Produzioni Nero e tradotto da Fischione Fernanda (2018).

Buona serata e buona lettura.

– Mattia


Il romanzo vede al centro del suo sviluppo la Porta, ovvero un grande portone che divide il centro degli uffici amministrativi governativi dal resto della città, situata in un’area non ben specificata del Nord Africa, e che con l’incipit del libro troviamo chiusa e con una lunga fila di persone che attende la sua apertura.

Questo governo si è instaurato in seguito ai cosiddetti Sciagurati Eventi (corrispondenti alle Primavere Arabe), ovvero una ribellione civile che ha visto diversi scontri in piazza, poi messi a tacere attraverso le forze militari. Esso ha stabilito un controllo rigido e totale sulla vita dei cittadini, i quali devono recarsi alla Porta per ottenere il permesso di svolgere qualsiasi azione della quotidianità, come spostarsi o essere curati.

I protagonisti della vicenda sono molteplici e mediante una narrazione in terza persona onnisciente veniamo a conoscere le gesta e gli stati d’animo che li attraversano nel corso degli eventi: abbiamo Yahya, uomo che durante gli Sciagurati Eventi è rimasto ferito e deve chiedere il permesso di farsi estrarre il proiettile; Amani e Nagi, rispettivamente compagna e amico di Yahya, che condividono con lui il dolore e cercano di porre rimedio alla situazione in cui si trova; Tareq, medico all’ospedale in cui era stato condotto il ferito durante la rivolta; Inès, insegnate della scuola primaria, che deve richiedere un permesso per continuare a svolgere la sua professione, a seguito di un controllo effettuato a scuola; Umm Mabrouk, donna che tenta di tutto pur di mantenere a galla la propria famiglia, resa fragile dalla situazione economica precaria; Shalaby, in coda per richiedere il riconoscimento del martirio del suo amico Mahfouz, caduto durante gli scontri.

Le loro vicende si intrecciano e scorrono attorno all’attesa interminabile lungo questa fila, che pare non proseguire mai e nella quale nascono rapporti e si genera un universo a sé, retto da regole e consuetudini che emergono con il passare dei giorni.

Gli emendamenti emanati dalla Porta divengono sempre più restrittivi e assurdi, dotati di cavilli talmente contorti da minare completamente la libertà della collettività, la quale non può fare altro che alimentare questa coda, che cresce a dismisura.

La fila (1)

La struttura del romanzo è organizzata in capitoli, ciascuno del quale presenta come introduzione la trascrizione dei documenti che compongono la cartella medica di Yahya. La narrazione poi vede una commistione degli eventi dei personaggi, fondendoli nel testo e non risultando quindi veramente separati, salvo indicazioni esplicite mediante appositi simboli, quando al termine del paragrafo si volge lo sguardo a una situazione eccessivamente differente per risultare coesa con la descrizione precedente.

È un romanzo che gioca sulla realizzazione dell’assurdo e dell’accettazione di esso tramite la coercizione, la confusione e l’isolamento dei dissidenti, riflettendo la realtà storica nostra e vissuta in prima persona dalla scrittrice, che nella sua attività di psicologa e attivista si è resa conto di dover rendere note le situazioni di territori che possono talvolta sembrarci così lontani ma che sono invece attuali ed estremamente reali.

Un libro che, con un finale che stupisce e un’ambientazione fluttuante tra l’attuale e il surreale, riesce a rapire il lettore e a farlo ragionare sulla natura del controllo totalitaristico e l’effetto che esso ha sull’individuo.

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