Recensione: Ghost in the shell

Buonasera e buona domenica.

Oggi vi parlerò di un film uscito nel 2017, Ghost in the shell, diretto da Rupert Sanders e basato sull’omonimo manga di Masamune Shirow.

Ovviamente, sebbene non lo specifichi in ogni articolo, siete liberi di esprimere la vostra opinione rispetto a quanto leggerete o alla vostra idea del film: apprezzo molto il dialogo costruttivo, soprattutto quando si hanno pareri discordanti e dai quali si possono cogliere sfumature alle quali magari non si aveva fatto caso.

Buon proseguimento della serata e buona lettura.

– Mattia


Ghost in the shell (1).png

Il film, appartenente al genere sci-fi, parte con un’introduzione scritta che spiega come in questa società, di stampo futuristico e profondamente tecnologico, la cibernetica si sia sviluppata e sia permeata nella vita delle persone a tal punto che queste hanno iniziato a sostituire alcuni parti del proprio corpo componenti artificiali, per incrementare le loro abilità. Quello che vuole fare però l’Hanka Robotics, azienda cibernetica, va oltre questa pratica: implementare in un corpo completamente robotizzato il cervello di un essere umano, in modo da combinare i due grandi vantaggi di queste fonti, ossia la prestazione eccezionale e il ragionamento umano.

La protagonista della vicenda è il Maggiore (interpretata da Scarlett Johansson), risultato dell’esperimento dell’Hanka. Istruita, un anno dopo la vediamo agente della sezione di Sicurezza Pubblica numero 9, che si occupa di antiterrorismo cibernetico. Durante un’operazione, nella quale lei decide di intervenire nonostante gli ordini, viene a conoscenza di Kuze, una figura che ha hackerato un androide per entrare nell’edificio, che la minaccia, prima di disconnettersi. Da qui inizia la ricerca da parte della squadra di quest’individuo, pericoloso dai gesti sanguinolenti.

Ghost in the shell (2)

L’elemento portante di questo prodotto cinematografico è sicuramente la componente visiva: la grafica, i colori e le ambientazioni sono veramente piacevoli e godibili, soprattutto se visti al cinema o comunque con dispositivi di qualità adeguata. Gli ologrammi riprodotti sugli edifici e lungo le strade, le vie dalle tinte vivide e gli effetti catturano l’occhio e meravigliano.

Scostandosi però da questo e concentrandosi invece sulla trama, un solo aggettivo emerge nella mente: banale. Per giustificare questo, direi di procedere per punti.

Per prima cosa, il background dove è narrata la vicenda è piuttosto conosciuto: società futuristica cibernetica, tecnologia avanzatissima e così via. Niente di nuovo o particolarmente esaltante, anche se c’è da tener conto che all’epoca della produzione del manga (1989) la situazione fosse di certo ben diversa.

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Secondo, quello che dovrebbe essere il nemico della protagonista e dei suoi alleati, ovvero Kuze. Ripete sempre la stessa frase in modo criptico, e il suo volto viene tenuto in questa fase del film oscurato e coperto. Con una piccola dose di inventiva e qualche passaggio logico, è possibile capire chiaramente chi sia questa figura e quali siano le sue vere intenzioni, già dopo i suoi primi atti criminali, fin troppo mirati ed eloquenti. Dopo il susseguirsi delle vicende, inoltre, il suo ruolo nella storia e il rapporto con il Maggiore sono piuttosto scontati.

Allo stesso modo, la noncuranza del direttore dell’Hanka e la sua ottica spietata lasciano presagire i suoi futuri comportamenti, annientando senza ripensamenti l’elemento di suspense. Atteggiamenti comunque piuttosto blandi e fin troppo ripetitivi.

È tutto troppo spiegato, troppo palese, non viene lasciato nulla alla riflessione o al mistero, e i personaggi risultano per la maggior parte semplici macchiette, ciascuna con un ruolo preimpostato e appartenente ai ruoli standard dei film d’azione, con relazioni interpersonali piuttosto superficiali e basate su conversazioni che sanno di già sentito.

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Parlando di azione, c’è da dire che le scene di combattimento sono ben costruite e coinvolgenti e riescono a distogliere per qualche momento l’attenzione dallo sviluppo carente della trama.

Un film in sintesi che non consiglierei, se non per la bellezza degli effetti grafici e degli scontri o per chi cerca una fruizione rapida e semplice, senza la necessità di particolare attenzione o esercizio mentale.

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