Recensione: Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

Buon pomeriggio a tutti e buona domenica.

Vi propongo oggi la recensione di un classico della letteratura: si tratta di Il vecchio e il mare, di Ernest Hemingway.

Buona lettura.


Il romanzo, pubblicato nel 1952 nella rivista Life, venne premiato l’anno successivo con il Pulitzer e fu uno delle opere che condussero lo scrittore a ottenere il premio Nobel per la Letteratura nel 1954.

L’edizione in questo caso è della Mondadori, con traduzione e postfazione di Fernanda Pivano.

La vicenda si focalizza su Santiago, vecchio pescatore che vive in condizioni di povertà e solitudine, aiutato da Manolo, giovane ragazzo che fin da piccolo lo aiuta nella sua attività, fornendogli anche cibo e mezzi di sostentamento.

Il vecchio si dimostra particolarmente sfortunato, in quanto non riesce a catturare alcun pesce da ottantaquattro giorni, e per questo motivo da ormai un po’ di tempo i genitori di Manolo gli hanno impedito di continuare ad andare a pesca con lui e di unirsi invece a qualcun altro. Ricordandogli che anche in passato erano passati ottantasette giorni prima di riuscire a pescare qualcosa di importante, il ragazzo tenta di rincuorarlo affermando che questa volta potrebbe essere quella buona.

Santiago, pronto a superare questa sua maledizione e munito degli strumenti e delle esche raccolte grazie al giovane, si imbarca e parte verso il largo, iniziando così un viaggio che si rivelerà faticoso ed estenuante, dopo essere riuscito a far abboccare il marlin più grosso che abbia mai visto.

La vicenda si sviluppa attraverso una narrazione in terza persona piuttosto asciutta, diretta e concentrata sul mostrare ciò che accade, quasi come una macchina da ripresa, intervallando a questo i pensieri dell’uomo, che si trova da solo in mezzo al mare, senza la possibilità di comunicare con qualcuno e intraprendendo quindi un dialogo con se stesso e con il marlin che cattura: in entrambi i casi sono formulazioni di idee, espresse ad alta voce o meno, a senso unico, che non possono trovare risposta.

Guardò

Uno dei grandi temi del romanzo è il rapporto dell’uomo con la natura: si ha con il passare delle pagine una sempre più marcata visione del rispetto che Santiago prova nei confronti del pesce, esprimendone la bellezza, la nobiltà e il contegno, paragonandolo a un fratello e ponendosi un dilemma circa l’essere effettivamente degni di poter catturare e uccidere queste creature, che sembrano alla fine così profondamente legate all’esistenza dell’uomo, condividendone il dolore.

Il contegno del pesce, così come il carattere del pescatore, riflette il tema della dignità dell’umanità intera, contrastata dal destino attraverso un presagio di sconfitta incessante e immutabile, ma che non si lascia per questo abbattere e che risulta quindi vincitrice nel valore, pur venendo di fatto battuta dall’impeto implacabile della natura, in grado di sovrastare prepotentemente la forza dell’uomo, in questo caso di un protagonista giunto alla fine della sua vita e conscio di poter sopperire alla sua solitudine solamente mediante il mare, che reca, nel suo moto incessante, un conforto e un’occasione di comunione con gli altri esseri viventi.

“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c'è.” E.png

Nonostante questi temi e il grande valore del libro, devo ammettere che purtroppo la lettura non è riuscita a coinvolgermi tanto quanto speravo. La narrazione costituita da lunghe descrizioni anche di eventi minimi nei modi esposti in questo romanzo e la presenza di flussi di coscienza e riflessioni nel mezzo della narrazione hanno provocato in me una sensazione di distacco, di non completa immersione in quello che leggevo e non mi hanno consentito di entusiasmarmi veramente per le parole o le frasi scritte, nonostante sia una lettura piuttosto piacevole. Essendo il primo libro di Hemingway che mi trovo di fronte, non so se questa sua tecnica sia ricorrente o meno, ma appunto non sono riuscito ad apprezzarlo in maniera completa. Confido in un’eventuale rilettura futura per rivalutare questi aspetti, ma per il momento rimango di questo parere.

È comunque un’opera valida, soprattutto una volta superato lo scoglio delle prime pagine, e penso che la parte finale sia la più interessante e incalzante. Nel caso invece i libri come questo, con avvenimenti scarseggianti e piuttosto lenti nei ritmi, non siano esattamente di vostro gusto, allora penso che forse sarebbe meglio per voi non cimentarvi in questa lettura, nonostante forse un tentativo lo meriti.

“L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto ma non sconfitto.”.png

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