Recensione: Toc Toc

Buongiorno a tutti e bentornati, o benvenuti a tutti coloro che si trovano per la prima volta su questo blog. Scusate per la prolungata assenza, ma ho dovuto riprendere il ritmo lavorativo dopo le vacanze natalizie, e mi ci è voluto un po’. È possibile che ci saranno degli aggiornamenti sulle date di pubblicazione degli articoli e su alcuni dei contenuti: ve li comunicherò sulla pagina facebook, quindi stay tuned!

Oggi abbiamo di fronte un film presente su Netflix, commedia spagnola scritta e diretta da Vicente Villanueva, Toc Toc, (titolo derivante dall’acronimo TOC, Trastorno obsesivo-compulsivo, ripetuto due volte per simboleggiare l’ossessione di uno dei personaggi). Esso tratta di un gruppo di sei persone affette da DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo) che, ritrovatesi tutte con lo stesso orario di appuntamento dal dottor Palomero, illustre psicoterapeuta che risulta assente al loro arrivo, iniziano a conoscersi, raccontando perché sono lì e cercando di trovare una soluzione ai loro disturbi attraverso una sorta di terapia di gruppo.

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È un film dall’animo umoristico: mostra con estrema comicità le peripezie che possono nascere da un gruppo alquanto singolare ed eterogeneo, generando un intreccio di follie divertenti e talvolta frustranti, ma mette anche in luce il disagio profondo delle persone affette da questa sindrome e di come essa sia in grado, in modi anche molto differenti, di sconvolgere la loro vita, condizionandola fino alla radice delle attività quotidiane.

La capacità degli attori di impersonare l’ossessione che li affligge rende tutto estremamente coinvolgente e il procedere degli eventi consente di entrare nella mente dei protagonisti e di capire i loro comportamenti, di provare empatia e di accettare il modo in cui agiscono, con i loro tratti distintivi e unici. Gli stessi stereotipi messi in scena sono ben sfruttati, perché vengono rimarcati per ridicolizzarli e renderli spassosi.

Viene anche lasciato un messaggio per tutti coloro che nella vita reale non sanno come reagire di fronte a queste situazioni: viene detto infatti da uno dei personaggi che se essi stessi, che sanno cosa si provi a vivere in quel modo, non si riesce ad essere tolleranti e di supporto, non ci si può aspettare che “gli altri” lo siano. È quindi un invito alla comprensione quello che viene proposto, nel tentativo di accettare senza pregiudizi queste condizioni e di eventualmente essere di aiuto per superare l’ossessione o comunque di trovare un sistema per rendere la vita più sopportabile e gestibile.

Un film in sostanza allegro, senza fronzoli o pretese e molto godibile.

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