Recensione: Bird Box

Buonasera a tutti,

oggi la Bottega mette in vetrina la recensione di un film, recentemente uscito su Netflix: Bird Box. Esso, diretto dalla regista danese Susanne Bier, è un adattamento del romanzo La morte avrà i tuoi occhi (in lingua originale Bird Box), dell’autore statunitense Josh Malerman.

Buona serata e buona lettura.

– Mattia

Bird box 1Il film, appartenente al genere apocalittico, è ambientato negli Stati Uniti, dove un’improvvisa pandemia, iniziata in Europa, inizia a far impazzire la gente: chiunque venga infatti colpito da quello che all’inizio si pensa sia una specie di virus, perde il controllo di sé e si suicida. 

La protagonista della vicenda è Malorie, interpretata da Sandra Bullock, pittrice incinta che, trovandosi catapultata improvvisamente in questo terribile scenario, viene aiutata e si rifugia con alcuni superstiti all’interno della casa di uno di loro, e da quel momento iniziano i loro tentativi di sopravvivenza, nella speranza di una svolta e di una via di fuga.

L’idea di base è di per sé piuttosto conosciuta: non è il primo film a trattare di situazioni apocalittiche in seguito alla diffusione di una malattia e delle vicende di alcuni personaggi che cercano un sistema per rimanere in vita. Da questo punto di vista, si ha una percezione di qualcosa di già visto .

I personaggi, inoltre, non consentono veramente di affezionarsi alle loro figure: presentano infatti in generale una caratterizzazione insufficiente o piuttosto stereotipata (come Douglas, il cinico senza pietà, Olympia, timorosa e incapace di comportarsi in maniera indipendente, e Tom, il classico personaggio che si pone come l’uomo forte e deciso ma dai ricordi malinconici che hanno lo scopo di mostrare il suo lato dolce, in modo anche da attirare le attenzioni della protagonista e così avvicinarla).

Malorie è forse l’unica a vivere un effettivo processo evolutivo interiore: da donna volutamente distaccata, fredda e indisposta a immaginare un futuro con un bambino, gradualmente la situazione in cui vive la porta a rivedere le sue intenzioni e il suo rapporto con la natalità,  responsabilizzandosi e imparando a proteggere e amare. Una scelta azzeccata che aiuta a simpatizzare e sentirsi più vicini a lei.

Bird box 2

L’alternarsi di scene presenti e passate (le prime con Malorie e i bambini su un’imbarcazione nell’attraversare un fiume, le seconde durante il periodo all’interno della casa con gli altri sopravvissuti) rende più dinamici e coinvolgenti gli eventi, ma presenta allo stesso tempo il difetto di annullare quasi del tutto la suspense, perché si capisce già cosa sia accaduto agli altri, lasciando allo spettatore la sola curiosità di come sia successo, tra l’altro nemmeno troppo difficile da intuire.

Un peccato il mancato approfondimento del comportamento di coloro che soffrono di disturbi mentali: se viene da un lato spiegato come loro provino felicità e piacere nel vedere le entità invisibili che si trovano fuori, a differenza di tutti gli altri, e quindi non togliendosi la vita, dall’altro non viene veramente cercata una ragione dietro questo fenomeno, preso invece come dato di fatto per creare un pericolo e un nemico da affrontare, assieme alle creature misteriose all’esterno che provocano la morte a chiunque le guardi.

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Vale lo stesso discorso per queste ultime: non vengono analizzate e non si tenta di trovare la loro origine, la ragione per la quale esistono o una possibile soluzione per combatterle o perlomeno contrastarle. La mancanza di quest’analisi restituisce una sensazione di incompletezza e di curiosità insoddisfatta.

Nonostante ciò, viene reso molto bene il senso di claustrofobia di queste persone, costrette a vivere imprigionate per potersi salvare, incapaci di poter vedere cosa succeda al di fuori, luogo di distruzione e morte.

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L’utilizzo di alcuni rumori come sistemi di comunicazione, così come gli uccelli per individuare i pericoli e l’allenamento dell’udito per ovviare al problema della vista sono degli interessanti sistemi per identificare come la vita cambi e si adatti alle nuove circostanze imposte in questo scenario.

Le musiche sono molto adatte e accompagnano in modo incalzante i momenti più concitati.

Si riesce a percepire un messaggio di speranza, che permane e viene ripreso in svariati modi, come attraverso il simbolo della nascita. È il mezzo grazie al quale si trova la forza di andare avanti, il desiderio di vivere e la speranza di un futuro più roseo, per il quale vale la pena combattere.

Il film in generale è abbastanza riuscito, tralasciando le debolezze elencate sopra, ed è comunque un prodotto che, intrecciando l’elemento apocalittico con le sfide di una donna che deve trovare il cammino più adatto a lei attraverso delle scelte difficili, è godibile, senza troppe pretese.

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4 risposte a "Recensione: Bird Box"

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