Recensione: Siege and Storm (Assedio e Tempesta) – Leigh Bardugo

Buongiorno e ben ritrovati a questo secondo appuntamento della Trilogia Grisha.

Come per la scorsa recensione, vi porto oggi il commento a Siege and Storm, il secondo volume scritto da Leigh Bardugo, in previsione della pubblicazione italiana a opera di Mondadori, Assedio e Tempesta, in arrivo il 19 gennaio 2021. La copertina italiana è quella che potete vedere qui di fianco, mentre in testa all’articolo trovate quella dell’edizione inglese.

Mettetevi quindi in un posto tranquillo, rilassatevi e proseguiamo assieme tra queste parole.

Buona lettura.

– Mattia

N.B: La recensione contiene (per motivi piuttosto ovvi) spoiler del primo volume, quindi la lettura è sconsigliata per coloro che fossero interessati a conoscere la storia dall’inizio senza anticipazioni. Al di là di questo invece sarà quasi priva di spoiler di questo secondo libro, fino a un disclaimer che evidenzierò (inizieranno come la volta scorsa nella parte Analisi e commento ).


TRAMA

Dopo essere fuggita attraversando il Mare Vero, Alina sta cercando di ricostruirsi una vita con Mal in un luogo dove nessuno li conosce. Pur tentando di ignorare i fantasmi del passato, si renderà conto di non poter sfuggire né a quanto accaduto né tantomeno al proprio destino. Il Darkling è sopravvissuto, ha un nuovo, terribile potere e non sembra avere intenzione di cedere alla propria ambizione del trono di Ravka. Alina è l’unica che, con gli alleati giusti e il sostegno dei propri compagni può davvero fermare per sempre questa minaccia. Forse il tempo di scappare e nascondersi è giunto al termine.

AMBIENTAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEL MONDO

In questo secondo capitolo le ambientazioni rimangono pressoché quelle che conosciamo da Tenebre e Ossa: escludendo della breve parentesi oltre il Mare Vero (a Novyi Zem, in particolare) e lungo la cosiddetta Bone Road, gli ambienti corrispondono alla nota Ravka.

PERSONAGGI

Conosciamo nuovi personaggi, tra cui alcuni che assumeranno ruoli molto rilevanti per la vicenda. Vi parlerò qui di seguito di quelli principali:

Alina: la nostra protagonista acquisisce un potere sempre maggiore e a seguito di questo nasce in lei un dilemma: sente che, in quanto Grisha, la sua brama è potenzialmente illimitata e desidera a tutti i costi sconfiggere il Darkling, quindi è sempre più tesa verso la ricerca di questa fonte di potere. Al tempo stesso, tuttavia, sente che questo la porterebbe a perdere il controllo, come inizia effettivamente a succedere, e il suo timore è di diventare esattamente come il suo nemico.

Al tempo stesso si domanda cosa dovrebbe scegliere: da un lato, il bene del suo regno, ovvero ricoprire la carica che le si chiede di rappresentare, dando speranza alla gente in quanto Convocatrice di Luce, assumendosi quindi completamente le responsabilità; dall’altro, ciò che lei in realtà vorrebbe, cioè una vita tranquilla con Mal, lontano da qualunque incarico e dagli sguardi degli altri, perché non sente di essere quello che tutti vedono in lei.

Darkling: sopravvissuto a quanto accaduto nel mare di Tenebre, egli inizia a ricorrere al merzost, ossia alla magia nera, per dare vita a delle nuove creature di oscurità apparentemente indistruttibili (se non con il Taglio), i Nichevo’ya.

In questo romanzo il suo rapporto con Alina è più ambiguo: sebbene da un lato siano agli antipodi e necessariamente rivali, l’unicità del loro potere e la loro connessione li avvicina e gli permette di rimanere in contatto anche attraverso la loro mente, sentendo che entrambi in qualche modo hanno bisogno dell’altra persona.

Abbandonato completamente ogni mascheramento di malvagità, il suo piano di assoggettare i Grisha ribelli per rovesciare Ravka procede senza alcun ostacolo e lui non sembra avere intenzione di fermarsi di fronte a nulla.

Malyen Oretsev: qui il personaggio di Mal ha un maggiore spazio rispetto al precedente capitolo, quindi possiamo osservarne meglio le idee e i comportamenti.

Vive in modo sempre più profondo la crisi del rapporto tra lui e Alina, di pari passo con la crescita dei poteri di lei: da sempre protettivo nei suoi confronti, si trova fuori posto quando si rende conto che lei non è più la ragazza che conosceva, e quindi l’accusa di essere cambiata a causa del suo essere Grisha, che sembra prevalere sulla sua persona.

Si preoccupa per come la ricerca degli amplificatori di Morozova possano influire sulla psiche della ragazza e di come in generale tutto sembri condurre verso un allontanamento di loro due, sia per il destino grandioso di lei che per quello secondario e imprecisato di lui, messo da parte dal corso degli eventi.

Nonostante questo, rimane un compagno fedele e la segue in tutto il suo tragitto, spinto dai sentimenti che prova e dalla speranza di porre fine all’angoscia della sua terra, specie dopo aver visto di cosa è capace il Darkling.

Genya Safin: dopo aver perso le sue tracce in seguito alla fuga di Alina, ritroviamo il personaggio di Genya sulla nave di Sturmhond, accompagnatrice del Darkling. Alina prova rancore per quello che lei percepisce come un tradimento nei suoi confronti, poiché collabora con la creatura che ha provocato tanta distruzione e minaccia di proseguire con il suo piano fino a che non avrà dominato tutto e tutti.

Assoggettata al signore delle tenebre, si trova in mezzo a due fuochi, e il suo percorso durante Assedio e Tempesta la porterà a grossi e gravissimi cambiamenti, che faranno crescere il suo personaggio e muteranno la sua prospettiva e quella degli altri, che finora l’hanno sempre vista come la donna di corte dalla bellezza perfetta e pura, sebbene al contempo sottomessa e manipolabile.

Nikolai Lantsov: in grado di mascherare il suo aspetto reale, è il secondogenito del Re di Ravka.

Si tratta sicuramente di uno dei personaggi più carismatici della serie ed è l’elemento trainante del secondo libro: è scaltro, acuto e in grado di manipolare i suoi comportamenti a seconda della situazione, risultando adatto ad ogni contesto e perfettamente integrato. Affabile, espansivo e dotato di una verve unica, conquista il popolo sia attraverso gesti spettacolari che con il suo portamento regale e fiero.

Si rivela uno stratega molto abile, capace di mettere il bene del regno al di sopra dei suoi sentimenti e desideroso di cambiare la situazione di corruzione e inefficienza che imperversa nel governo di suo padre, ma alcuni residui del passato continuano a gravare sulle sue spalle attraverso voci e insicurezze che lui stesso cerca talvolta di nascondere.

Il suo vero ritratto corrisponde a una capigliatura bionda, di lunghezza militare, occhi color nocciola e un naso leggermente adunco. Ci si riferisce a lui frequentemente come un uomo dal fascino magnetico, sebbene non perfetto, grazie soprattutto al suo charme.

David Kostyk: Le conoscenze di David si rivelano un’arma a doppio taglio: un primo esempio lo abbiamo visto nella creazione del primo amplificatore di Morozova per Alina, creato con le corna del cervo.

Allo stesso modo, la sua timidezza e docilità lo rendono un utile alleato, ma anche una persona da manipolare facilmente per i propri scopi.

Anche in questo caso si rivelerà (talvolta suo malgrado) cruciale per alcuni degli eventi della vicenda, e le sue capacità saranno utili ora più che mai per affrontare la minaccia del Darkling o, se al suo fianco, per portarne avanti il progetto.

Tolya Yul-Bataar: gemello di Tamar e precedentemente mercenario, fa parte dell’equipaggio di Sturmhond. Si scopre essere un Heartrender tanto abile con la scienza Grisha quanto con le armi, che usa senza remore nei combattimenti.

Sua madre era una Grisha che abitava vicino al confine con Shu Han e suo padre un mercenario di quel territorio. Dopo la morte della madre, i gemelli si sono trasferiti a Novyi Zem con il padre, per evitare di essere arruolati nel Secondo Esercito.

Come sua sorella, ha capelli scuri, pelle bronzea e occhi dorati. Viene descritto come molto alto e di una forza incredibile.

Ha un carattere più stoico della sorella, ma è un uomo coraggioso, d’onore e intensamente legato ad Alina e Nikolai. Dimostra un particolare interesse e memoria per la poesia epica, sia in Shu che in Ravkiano. Anche lui come la sorella ha un credo religioso piuttosto convinto, a cui attribuisce l’origine dei poteri Grisha.

Tamar Kir-Bataar: anche lei ama usare in combattimento, oltre al suo potere di Heartrender, diverse armi, e si rivela particolarmente portata nell’uso di asce.

Ha capelli molto corti e scuri, occhi dorati e pelle bronzea. Porta un dente di squalo al collo come amplificatore per i suoi poteri.

Viene descritta come impavida e talvolta impulsiva, sebbene la sua fedeltà nei confronti di Alina e Nikolai sia ferrea. Il suo tratto caratteristivo è un furbo “ghigno da Heartrender“.

Anche lei crede che l’origine del potere Grisha sia insita nella religione, in cui crede convintamente.

ANALISI E COMMENTO

Entro qui nella parte di analisi di questo secondo libro della prima trilogia di Leigh Bardugo: invito quindi tutti coloro che non lo hanno ancora letto di abbandonare la nave e di tornare eventualmente a lettura terminata (a meno che non vi infastidiscano gli spoiler e vogliate comunque avere un parere esterno prima di affrontare il romanzo).

Attenzione: inizia qui la parte spoiler.

Si tratta del libro meno riuscito della trilogia, ma nonostante questo, ho trovato comunque degli elementi interessanti che ho apprezzato. Nelle prossime righe tratterò sia delle cose che hanno funzionato che di quelle che sarebbe stato meglio se non le avessi mai lette.

Partendo da quanto non è andato bene, un primo elemento decisamente negativo è il percorso del Darkling e il suo rapporto con Alina: partendo dal presupposto che la sua scarsa presenza nell’intera trilogia lo renda in partenza una figura fumosa e poco approfondita, in questo romanzo l’autrice ha deciso di rendere la loro relazione a tratti romantica. Questa scelta risulta povera e contraddittoria, specie rispetto alla conclusione del primo libro: quando Alina viene a conoscenza delle vere intenzioni del Darkling, non ha più alcun motivo di provarne attrazione, visto che si rivela un essere spregevole che usa chiunque per raggiungere i suoi scopi, e il tentativo di giustificare questa scelta tramite il legame unico dei loro due poteri è in realtà piuttosto debole e conveniente.

L’insistenza sulla configurazione del triangolo amoroso (dinamica che ritroviamo piuttosto spesso nei libri young adult) peggiora l’esperienza di lettura, poiché non è in questo caso credibile sotto diversi aspetti: come detto nel paragrafo precedente, il Darkling non può per la sua stessa natura (e per quella di Alina) rappresentare l’interesse amoroso di lei, che allo stesso tempo è chiaramente e unicamente interessata al suo amico d’infanzia Mal, con il quale ha una sintonia talmente radicata nel passato che difficilmente il lettore può convincersi che qualcuno possa rivaleggiare. Anche la timida mossa di avvicinare Nikolai e Alina si mostra fallimentare (e infatti in seguito la scrittrice farà marcia indietro sulla questione). Personalmente si tratta di un elemento di cui in generale mi interessa davvero poco, ma non si può non notare come sia stato svolto molto approssimativamente, forse più per la necessità di seguire il tracciato canonico del genere e per timore di uscire eccessivamente dagli schemi.

Citando Mal, un punto di divisione tra i lettori della trilogia è il suo comportamento nei confronti della protagonista, al punto che alcuni arrivano a dire che si tratti di un rapporto abusivo. Non mi posso trovare d’accordo con questa affermazione, che indirizzerei piuttosto al Darkling, visto il suo modo di soggiogare i suoi sottoposti per trarne vantaggio. L’atteggiamento di Mal sarebbe da ascrivere piuttosto al momento di forte crisi interiore che sta vivendo: sta attraversando a tutti gli effetti il dilemma dell’uomo moderno, dove si vede tolto dall’investitura di carica di riferimento e di protettore, viste le vicende attorno ad Alina e al gruppo di personaggi, e questo mette in discussione le sue certezze e il ruolo che credeva di avere nella vita di lei. La sua risposta al problema è certamente sbagliata e poco matura, ma questo semmai lo rende un personaggio veritiero e credibile, perché non necessariamente fa la cosa giusta, ma anzi ha un percorso di crescita che passa anche per errori e momenti bui, così come accade in fin dei conti nella vita reale.

Il punto di forza lampante è l’introduzione del personaggio di Nikolai, che rappresenta uno dei maggiori successi dell’intera trilogia: il suo carisma e la sua caratterizzazione trainano gran parte dell’attenzione del lettore nel secondo libro e il principe si dimostra essere una figura che rimarrà impressa per la sua capacità di coinvolgere. Attraverso lui vediamo ad esempio la messa in scena della tattica militare e della politica, come la questione della successione al trono, che provoca lo scontro tra Nikolai e Vasili (il fratello maggiore), e questi elementi rendono il ritmo della storia e la sua struttura molto più accattivanti e bilanciati rispetto ai momenti di introspezione, che altrimenti risulterebbero eccessivi.

La tensione è costruita meglio rispetto al primo libro e si percepisce più a lungo, sebbene talvolta non accada niente in verità, e questo è indice del miglioramento dello stile della scrittrice, che sembra da questo punto di vista aver capito quale direzione dare alla storia, seppure risulti carente nel dare un’impronta effettivamente dark agli eventi, per via della sua tendenza a rimanere sul tracciato del canone.

Altra nota di favore quella dell’evoluzione di Alina in rapporto al crescere del suo potere: con la scoperta dei tre amplificatori di Morozova, due dei quali già in suo possesso, sente quella stessa fame e quello stesso bisogno che hanno condotto il Darkling ad abusare del suo potere (portandolo a creare il Non-Mare) e si manifesta in lei un grande conflitto: da una parte, la sua natura umana, che le fa desiderare di abbandonare ogni responsabilità in cambio della tranquillità e del poter stare con Mal; dall’altra la sua natura Grisha, che la spingono a cercare sempre di più qualcosa che la faccia sentire potente e le permetta di dare sfoggio delle sue doti. Un’analisi della parte più oscura del suo carattere che le rendono maggior giustizia, permettendone un approfondimento e un maggior spessore, quindi una natura più veritiera.

In sintesi, seppure si tratti di un seguito piuttosto zoppicante e con una serie di problematiche che si sarebbero potute tranquillamente evitare, contestualizzando l’opera al periodo in cui è uscita si può dire che si tratta di un libro con degli spunti che potenzialmente possono condurre a un esito interessante nella conclusione della trilogia e che l’autrice si rivela anche questa volta in grado con il suo stile di consegnare un lavoro buono, con le sue debolezze.

Disclaimer: le immagini usate in questa recensione non sono di mia proprietà. Tutti i diritti rimangono appartenenti ai loro creatori.

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